Spodium

Spodium

Spodium

2026

Progetto sviluppato presso la gipsoteca dell’Accademia di Brera durante il workshop con Ilaria Campioli, Giulia Parlato, Federico Clavarino


Spodium è un termine che allude alla cenere o alla scoria residua dalla combustione di minerali, metalli o ossa, indicando la traccia materiale di una trasformazione avvenuta. La gipsoteca, luogo deputato alla conservazione, appare come uno spazio in cui il tempo è apparentemente sospeso. Le sculture in gesso, infatti, sono soggette a una trasformazione continua poiché si consumano, si depositano e si riconfigurano in polvere. Il progetto si concentra su questa tensione tra preservazione e metamorfosi, cercando di riattivare il tempo all’interno di un contesto che tende a neutralizzarlo.
Il calco in gesso e il negativo fotografico condividono una stessa natura di impronta. Entrambi sono copie della realtà, dispositivi intermedi destinati alla produzione di una forma “finale” come la scultura definitiva o l’immagine positiva. Ma se tradizionalmente questi processi mirano alla fissazione della forma, qui vengono messi in crisi. I negativi utilizzati sono superfici sensibili soggette a trasformazione e, attraverso interventi chimici e l’utilizzo di polveri derivate dal gesso stesso, l’immagine viene alterata, corrosa e parzialmente cancellata. La materia della scultura interviene direttamente sulla sua rappresentazione, come se il tempo del luogo si riattivasse all’interno del processo fotografico.
In una fase successiva, i negativi fotografici vengono rifotografati attraverso l’utilizzo della luce ultravioletta, impiegata anche nei processi di restauro, rivelando tracce normalmente impercettibili come impurità, fluorescenze e variazioni della superficie, facendo emergere ciò che nell’immagine e nello spazio continua ad agire oltre la forma visibile.